L’Europa investe nella transizione verso l’economia circolare, ma il salto necessario resta ancora lontano. Secondo l’ultimo rapporto della Banca europea per gli investimenti (Bei), il continente deve colmare un gap di risorse pari a 1.229 miliardi di euro tra il 2025 e il 2040, con un fabbisogno aggiuntivo di circa 82 miliardi l’anno rispetto ai livelli attuali.
Negli ultimi anni, gli investimenti nella circular economy sono cresciuti in modo significativo, passando da circa 70-80 miliardi nel 2015 a 120 miliardi annui, trainati quasi interamente dal settore privato, che copre oltre il 90% del totale. Ma questo sforzo non basta: per allinearsi agli obiettivi europei servirà un incremento del 68% degli investimenti annuali.
Il nodo non è solo la quantità di risorse, ma la loro distribuzione lungo la filiera. Il gap si divide quasi equamente tra settori chiave (51%) e attività trasversali (49%), ma soprattutto evidenzia una carenza strutturale nelle fasi iniziali e finali del ciclo di vita dei prodotti. La progettazione circolare assorbe da sola il 34% del fabbisogno, mentre la fase di fine vita – tra riuso e riciclo – pesa per il 27%.
In sostanza, la Bei sostiene che non è più sufficiente investire nel riciclo, bensì serve ripensare a monte il modo in cui i prodotti vengono progettati. Durabilità, riparabilità, uso di materiali secondari e strumenti come i product passport (o passaporto digitale del prodotto) diventano leve decisive per ridurre il consumo di risorse e mantenere il valore lungo la catena. Allo stesso tempo, resta fondamentale rafforzare le infrastrutture di raccolta e trattamento dei rifiuti, ancora insufficienti rispetto ai volumi in gioco.
Dal punto di vista settoriale, il report individua alcune priorità: ad esempio, le costruzioni rappresentano il principale problema, con un gap di circa 18 miliardi di euro l’anno, riflesso della loro elevata intensità materiale e del ruolo centrale nella transizione. Seguono batterie e veicoli, con circa 10 miliardi annui, legati soprattutto alla gestione dei materiali critici e alla diffusione di modelli circolari lungo tutta la filiera. Più contenuti ma comunque rilevanti i fabbisogni negli altri comparti: circa 6 miliardi per il tessile, 5 miliardi per elettronica e Ict, 2 miliardi per le plastiche e 1 miliardo per il sistema alimentare e delle risorse idriche.
Un elemento trasversale riguarda la necessità di coordinare gli interventi lungo tutte le fasi del ciclo di vita – design, produzione, consumo e fine vita – evitando approcci frammentati. Il rischio, evidenziato dal report, è che interventi isolati non riescano a generare un vero cambiamento sistemico.
A frenare la transizione restano inoltre barriere strutturali: mercati ancora immaturi per le materie prime seconde, prezzi delle risorse vergini spesso più competitivi, incertezza normativa e difficoltà di accesso ai finanziamenti, soprattutto per le Pmi. In questo contesto, il ruolo delle istituzioni europee e della stessa Bei è duplice: da un lato mobilitare capitali, dall’altro ridurre il rischio degli investimenti attraverso strumenti finanziari, garanzie e supporto tecnico.