Due notizie arrivate dall’Ucraina nello spazio di pochi giorni potrebbero aver definitivamente riscritto le regole della guerra. Nel territorio ucraino, il conflitto non solo si è cronicizzato, ma sembra aver offerto terreno fertile per trasformare alcune delle dinamiche della guerra convenzionale. In particolare, è diventato un laboratorio cruciale, per capire come le trasformazioni tecnologiche stiano cambiando le dinamiche dei conflitti armati.
Lo scorso 13 aprile il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che “per la prima volta” dall'inizio della guerra con la Russia, “una posizione nemica è stata conquistata esclusivamente da piattaforme senza equipaggio sistemi terrestri e droni”. Zelensky ha parlato dall’Arms Makers’ Day, l’evento con cui il governo ucraino ha celebrato l’industria nazionale e della difesa: “Il futuro è già in prima linea – e l'Ucraina lo sta costruendo”, ha poi scritto in un post pubblicato su X.
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Un annuncio difficile da verificare
Secondo quanto appreso da Wired Italia, appurare con certezza quanto annunciato dal presidente ucraino è complicato, poiché l’operazione risalirebbe alla scorsa estate e la scarsità di informazioni logistiche disponibili rende difficile risalire a tracce sufficienti per ricostruire l’accaduto.
Attenendosi ai resoconti militari e alle informazioni condivise con i mezzi d'informazione, sembra che due soldati russi si siano arresi a robot ucraini terrestri e droni controllati da una posizione a chilometri di distanza dalla linea del fronte: “La posizione è stata conquistata senza sparare un solo colpo”, ha detto all'emittente Cnn Mykola "Makar" Zinkevych, comandante dell'unità NC13 della Terza brigata d'assalto indipendente ucraina, specializzata in sistemi d'attacco robotici terrestri. Non sono circolate immagini di questa impresa definita storica, nella visione di Kyiv, che spesso fornisce prove tangibili e comunicabili via social dei propri successi militari.
Come successo nel caso del drone Shahed abbattuto da un drone ucraino decollato per la prima volta da un’unità marittimo senza equipaggio, protagonista di un’altra operazione militare comunicata da Kiev. Il 19 aprile il ministero della Difesa ucraino ha pubblicato il video dell'intercettamento: il drone ucraino esce automaticamente dalla sua postazione galleggiante, si alza in volo e colpisce il target.
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Il robot russo di tipo Shahed, la tipologia utilizzata dall’Iran nelle operazioni militari in nel golfo Persico, è stato neutralizzato dalla 412ª brigata Nemesis, che ha sottolineato quanto questo risultato segni un passo avanti nell’integrazione tra droni navali e aerei. Uno step successivo nella guerra senza soldati che in Ucraina ha trovato il proprio laboratorio globale.
“I robot non sanguinano”
Non c’è una spiegazione univoca del perché Kyiv stia dispiegando sempre più robot ucraini sul campo di battaglia. Sul fronte aereo certo, come è noto da tempo, ma ora con maggior insistenza anche su quello marittimo e soprattutto terrestre. C’è un tema di capitale umano, legato alla scarsità di soldati in forza all'esercito ucraino dopo oltre 4 anni di guerra, che ingloba un certo valore simbolico e politico: “È meglio gettare metallo che persone sul campo”, aveva detto Zinkevych, aggiungendo che “la vita umana è preziosa e i robot non sanguinano”.
A questo si aggiunge una lettura più strutturale del fenomeno. Samuel Bendett, esperto di tecnologia militare, osserva che “i sistemi senza equipaggio non stanno sostituendo i soldati, ma stanno ridisegnando dove e come il rischio viene assunto lungo la catena di combattimento. Una parte crescente dell’esposizione non è più in trincea, ma nei nodi di comando, nelle comunicazioni e nei sistemi di coordinamento che rendono possibile l’impiego dei droni”.
Ridurre l’esposizione dei soldati al conflitto diretto è qualcosa che il governo di Kyiv deve tenere in considerazione per non recidere in modo insanabile il legame con una popolazione sempre più stanca e fiaccata, per quanto fiera e compatta contro la Russia di Putin. A inizio 2026 Zelensky aveva dichiarato che i sistemi senza soldati erano responsabili di “oltre l’80 per cento degli attacchi riusciti”, un dato da cui le valutazioni indipendenti non si discostano molto. Ciò che le analisi del Center for Strategic and International Studies e dell’Institute for the Study of War però sottolineano, è che i droni non eliminano di per sé la presenza dei militari, ma ne riorganizzano i compiti allontanandoli in alcuni casi dal fronte.
Sempre più spesso i soldati vengono impiegati per controllare, coordinare o analizzare le missioni a distanza, mentre le fasi di ricognizione e attacco vengono affidate a sistemi senza equipaggio: “Oggi l'artiglieria è importante, ma in modo diverso”, erano state, solo qualche mese fa, le parole di Zelensky, che aggiungeva: “Il personale e soprattutto la nostra fanteria, svolge compiti fondamentali. Ma la guerra stessa sta subendo un'evoluzione”.
Anche Aidan G. Stretch, analista di tecnologie militari con esperienza sul conflitto ucraino, descrive una trasformazione più operativa che teorica: “Sul campo la logica è estremamente pragmatica: non si pensa in termini di piattaforme sofisticate, ma di cosa funziona in quel preciso momento. Un drone da poche centinaia di dollari che arriva a destinazione vale più di qualsiasi sistema teoricamente superiore che non riesce a sopravvivere al primo contatto elettronico”.
Come la robotica ha rivoluzionato il fronte
Dal punto di vista delle operazioni militari l’emergere di una robotica di terra ha avuto un impatto evidente. Stando ai dati diffusi dal ministero della Difesa ucraino sono state novemila le missioni effettuate con veicoli terrestri senza pilota — gli Unmanned Ground Vehicles (Ugv) — equipaggiati con esplosivi, razzi e armi automatiche. Circa quattro mesi fa, erano meno di tremila.
Un aumento vertiginoso che trova spiegazione nella grande adattabilità di queste tecnologie al contesto. I robot terrestri sono più lenti e individuabili, ma possono trasportare esplosivi di potenza molto maggiore rispetto a quelli aerei – trenta chili nel caso dell'avamposto conquistato senza soldati l’anno scorso. Reperire queste tecnologie è diventato molto semplice per le singole unità operative sul campo. I soldati in Ucraina possono procurarsi le proprie armi facendo shopping su piattaforme simili a quelle classiche per gli acquisti online, che offrono centinaia di droni disponibili nel loro listino.
L’evolversi del conflitto ha compresso la filiera di approvvigionamento militare per Kiev. Invece dei lunghi cicli industriali tipici dei programmi occidentali, l’Ucraina ha sviluppato un ecosistema nel quale le esigenze del fronte vengono trasferite rapidamente a produttori privati, startup e laboratori tecnici, che modificano piattaforme e software in tempi molto più rapidi. Il risultato è una supply chain più corta e adattiva, in cui molti sistemi vengono adattati alle esigenze di singole brigate o settori del fronte talvolta anche nell’arco di poche settimane. Bendett aggiunge: “Questa guerra sta mostrando un fenomeno che le dottrine tradizionali faticano ancora a incorporare: la capacità militare non è più solo funzione della spesa, ma della velocità con cui un sistema può essere adattato sul campo e re-immesso in produzione”.
Nelle aree rurali e più aperte si privilegiano droni con batterie più potenti e maggiore raggio d’azione, capaci di coprire distanze maggiori tra le linee. Nei combattimenti urbani, dove gli spazi sono più stretti e gli ostacoli numerosi, si utilizzano invece piattaforme più piccole e manovrabili. Dove la guerra elettronica russa è più intensa, vengono adattati software, antenne e frequenze di comunicazione per ridurre il rischio di disturbo o perdita del segnale.
L’economia di guerra made in Ukraine
Il passaggio verso una guerra in grado di sostituire sistemi con equipaggio con piattaforme autonome o remotizzate ha iniziato, in Ucraina, una trasformazione industriale. Secondo il rapporto più recente della Kyiv School of Economics, nel 2025 il mercato della defence technology ha raggiunto un valore complessivo di 6,8 miliardi di dollari, con i sistemi senza equipaggio (il cosiddetto “unmanned warfare”) che rappresentano la componente dominante, pari a circa 6,3 miliardi di dollari.
Dentro questa espansione si è sviluppata una rete produttiva ampia e frammentata. Le autorità ucraine stimano oggi tra 450 e 500 aziende attive nella produzione di droni, concentrate soprattutto tra Kyiv, Lviv e Dnipro, dove si combinano competenze ingegneristiche e infrastrutture.
In molti casi documentati, droni dal costo di poche centinaia o poche migliaia di euro vengono utilizzati per colpire o distruggere mezzi militari da milioni di euro. Le stime più ricorrenti indicano che un drone Ugv può costare circa 400–1.000 euro, mentre un carro armato moderno si colloca tra i 4 e gli 8 milioni di euro, come nel caso del T-90M russo. Questo significa che non serve più impiegare un sistema costoso per distruggere un sistema altrettanto costoso. Una maggior spesa non è più garanzia di supremazia sul campo. È il sovvertimento delle logiche economiche applicate alla guerra. Un contesto in cui Kiev non solo resiste e perdura, ma sembra aver trovato anche il modo di crescere grazie all’adattamento.
