Le mostre d’arte 2026 da non perdere in Italia.
Da sempre “le fiabe sono grandi alleate dell’utopia non della conservazione”. Lo ha scritto Gianni Rodari ed è un pensiero da non sottovalutare. Oggi ancora di più: e, non a caso, la massima del noto pedagogista e scrittore ispira una grande mostra in programma al Castello di Miradolo. Ma c’è di più: Mona Hatoum, protagonista della stagione espositiva di Fondazione Prada a Milano, afferma: “Per me, la grande ragnatela sospesa sopra di noi ha un significato poetico, quasi cosmico. Le sfere di vetro, bellissime e delicate, sono un riferimento diretto alle gocce di rugiada e ne evocano la fragilità e luminosità. Possono anche assomigliare a una costellazione celeste. Mi piace vederla come un’allusione all’interconnessione di tutte le cose”.
Le stesse riflessioni che uniscono realtà e utopia, caos e ordine, sarebbero probabilmente piaciute al l’indimenticabile Ettore Sottsass (di scena a Pistoia), designer dalle intuizioni folgoranti, nonché scrittore sopraffino (ricordiamo il suo libro Scritto di notte), da sempre innamorato della vera creatività della più audace sperimentazione. Bizzarria, meraviglia e stravaganza attraversano e informano l’arte del barocco europeo, che della sorpresa e della meraviglia fa il suo punto di maggiore forza. E per riscoprirlo merita una visita l’esposizione sul Barocco a Forlì. La stravaganza e la genialità sono anche caratteristiche di Giovanni Gastel e del suo Rewind milanese.
In questo 2026 non mancheranno le personali focalizzate su artisti considerati tra i più influenti della scena internazionale: ecco, tra queste, la monografica di Marina Abramovic di scena a Venezia; o quella di Mark Rothko, l’intrigante “Monaco nero” protagonista dell’assai prolifica stagione ribelle dell’Espressionismo Astratto americano. Ma c’è spazio anche per artisti contemporanei del calibro di Arthur Jafa e Richard Prince (Fondazione Prada, Venezia) e, last but not the least, Anselm Kiefer (Palazzo Reale, Milano) con le straordinarie alchimie della sua pittura sempre materica ed espressiva. Senza dimenticare il Liberty a Brescia, la fotografia italiana del Novecento, le Metafisiche e la grande mostra a Genova dedicata a Van Dyck. Ecco le mostre d'arte nel 2026 da segnare in agenda.
Mark Rothko a Firenze
Una delle più grandi mostre mai dedicate a uno degli indiscussi maestri dell’arte moderna americana, un progetto unico, concepito appositamente per Palazzo Strozzi, per celebrare il legame speciale tra l’artista e Firenze. L’architettura del palazzo e la città stessa sono lo scenario ideale per esplorare come Rothko traduca in pittura la tensione tra misura classica e libertà espressiva, dando vita attraverso il colore a una nuova percezione dello spazio che oltrepassa la bidimensionalità della tela. Il percorso espositivo a Palazzo Strozzi si snoda cronologicamente e permette di ripercorrere l’intera carriera di Rothko: dagli anni Trenta e Quaranta, caratterizzati da opere figurative e in dialogo con i linguaggi dell’Espressionismo e del Surrealismo, fino agli anni Cinquanta e Sessanta, che si distinguono per le celebri tele astratte create attraverso ampie campiture cromatiche capaci di coinvolgere profondamente lo spettatore attraverso un vocabolario intriso di spiritualità e poesia.
Marina Abramović: Transforming Energy
Un incontro ideale tra passato e presente, materiale e immateriale, corpo e spirito. I visitatori si confrontano una serie di oggetti interattivi, attivando quella che l'artista definisce “trasmissione di energia”. Opere iconiche come Imponderabilia (1977), Rhythm 0 (1974), Light/Dark (1977), Balkan Baroque (1997) e Carrying the Skeleton (2008) si affiancano a proiezioni di performance storiche, mentre nuove creazioni realizzate per l’occasione mettono in risalto la sua lunga ricerca su resistenza, vulnerabilità e trasformazione.
Uno dei momenti culminanti della mostra è la presentazione di Pietà (with Ulay) (1983), posta in dialogo diretto con la Pietà di Tiziano (ca. 1575-76), l’ultimo capolavoro incompiuto dell’artista, terminato da Palma il Giovane. Questo storico accostamento, a 450 anni dalla Pietà di Tiziano, rilegge le tipologie rinascimentali di dolore, trascendenza e redenzione attraverso una lente contemporanea, sottolineando il ruolo perenne del corpo umano come luogo di sofferenza e insieme di elevazione spirituale.
Barocco. Il Gran Teatro delle Idee, Forlì
Mostra dedicata al Barocco, movimento artistico e culturale che ha attraversato il Seicento e segnato l'inizio della modernità. Con una selezione di oltre 200 opere, l'esposizione intende offrire una visione complessiva della cultura barocca. Nella narrazione, si parte da Roma, fulcro e culla di questa straordinaria stagione, per poi estendersi all’Europa, seguendo la diffusione del linguaggio barocco e il mutare del contesto politico internazionale.
Capolavori realizzati da Gian Lorenzo Bernini, Francesco Borromini, Pietro da Cortona, i due Gentileschi, Luca Giordano, Guercino, Guido Reni, Van Dyck, Andrea Pozzo, Nicolas Poussin, Peter Paul Rubens, Francisco de Zurbarán e molti altri testimoniano lo slancio creativo di quel periodo. Quindi, la riscoperta novecentesca del Barocco, da Vienna a Dresda, all’Italia degli anni Trenta, passaggio rilevante per comprendere parte della rivoluzione artistica del primo Novecento, attraverso le opere di Lovis Corinth, Francis Bacon, Giovanni Boldini, Giorgio de Chirico, Lucio Fontana, Giuseppe Ducrot, Fausto Melotti e Umberto Boccioni. Il percorso espositivo finisce per comporre un dialogo tra due epoche lontane ma connesse nel segno dell’inquietudine formale ed esistenziale.
Helter Skelter: Arthur Jafa and Richard Prince
Un interessante dialogo due tra i più rilevanti artisti contemporanei. Nati a dieci anni di distanza, Jafa e Prince condividono un approccio radicale nei confronti dell’appropriazione e della manipolazione di immagini tratte da film, romanzi pulp, fumetti, video YouTube, racconti di fantascienza, copertine di dischi, poster di rock band, prime edizioni di volumi della Beat Generation, news, cimeli di celebrità e post sui social media.
Attingendo in larga parte alla cultura popolare americana, i due artisti ne mettono a nudo la crudezza e gli inganni, adottandone al contempo miti e perversioni. Entrambi gli artisti tracciano delle topografie specifiche degli Stati Uniti: se Jafa riflette sulla sua identità di uomo afroamericano con la missione di rafforzare il cinema e l’arte Black, Prince oscilla tra una critica lucida della mascolinità bianca e il fascino per il lato oscuro della psiche americana.
Van Dyck l’europeo
Il viaggio di un genio da Anversa a Genova e Londra, dedicato alla straordinaria opera di uno degli artisti più iconici della storia dell’arte internazionale e tra i più amati dal grande pubblico. L’eccezionalità della mostra si deve al numero davvero straordinario di opere (58 in dieci sezioni tematiche), prestate dai più grandi e autorevoli musei d’Europa. Van Dyck fu un pittore europeo, nel senso letterale del termine: saranno presentate opere dell’importante periodo italiano tra il 1621 e il 1627, in cui Genova ebbe un ruolo centrale, ma anche numerose opere eseguite nei diversi momenti della carriera del pittore, nelle Fiandre, dove è nato, e a Londra, dove venne chiamato a lavorare per il re Carlo I d’Inghilterra. La parabola artistica del pittore corre sul filo della storia anche economica e politica dell’Europa.
Nella sezione dedicata al sacro saranno presentate opere celebri, come il grande Matrimonio mistico di Santa Caterina o l’intenso San Sebastiano dalla Scottish National Gallery di Edimburgo, ma anche alcuni straordinari inediti, con l’Ecce Homo di collezione privata europea. E inoltre, eccezionalmente staccata dall’altare della piccola chiesa di San Michele di Pagana (Rapallo) per essere finalmente ammirata da un pubblico internazionale, sarà esposta a Palazzo Ducale l’unica pala a destinazione pubblica che Van Dyck esegue per la Liguria: una monumentale Crocifissione di grande intensità.
Metafisica/Metafisiche
Tre capitoli espositivi in tre grandi musei milanesi che mette in dialogo i maestri della Metafisica con gli “eredi” internazionali e con gli “allievi” del XX e XXI secolo. Presentate oltre 300 opere: dai protagonisti del gruppo storico nato a Ferrara nel 1917 – Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Carlo Carrà, Filippo de Pisis, Giorgio Morandi – agli artisti che, in Europa e in America, hanno assorbito atmosfere e soluzioni del movimento, fino agli echi contemporanei con lavori di diversi autori che si sono ispirati alla poetica Metafisica.
E non solo nel campo dell’arte ma anche della fotografia, dell’architettura, del cinema, del teatro, del design, della moda, della letteratura, del graphic novel e della musica. Da Mario Sironi a Felice Casorati, da René Magritte a Max Ernst, da Salvador Dalí a Andy Warhol. E ancora da Mimmo Paladino a Giulio Paolini, da Jannis Kounellis a Francesco Vezzoli, da Aldo Rossi a Gio Ponti, da Paolo Portoghesi a Frank Gehry, da Mimmo Jodice a Gabriele Basilico, da Giorgio Armani a Fendi, da Paolo Sorrentino a Tim Burton fino a David Bowie e a molti altri ancora.
Io sono un architetto. Ettore Sottsass
Pittore, grafico, fotografo, figura cardine del design e dell’architettura italiana del Novecento, Sottsass ha attraversato l’intero secolo con uno sguardo sempre critico, apparentemente disincantato, ma partecipe e sensibile ai cambiamenti in atto nella società. L’esposizione, costruita attorno al ricco fondo che l’architetto affidò al CSAC di Parma, rilegge criticamente un trentennio di attività, dall’immediato dopoguerra ai primi anni Settanta.
Particolare attenzione sarà data al legame con la Toscana e con le realtà artigianali e industriali che vi si sono sviluppate e affermate, dalle ceramiche realizzate con Aldo Londi a Montelupo Fiorentino alle esperienze con Sergio Cammilli e Poltronova ad Agliana. Attraverso disegni, fotografie, ceramiche, oggetti e documenti d’archivio – molti dei quali esposti per la prima volta – “Io sono un architetto” restituisce l’evoluzione di un pensiero che, segnato dalla disillusione nei confronti della società del progresso, cerca nella forma, nel colore e nella luce la possibilità di un nuovo umanesimo del progetto.
I tempi dello sguardo. 90 anni di fotografia italiana
Secondo capitolo del format che ripercorre la storia della fotografia italiana, dal Futurismo alla grande stagione del Neorealismo, dalle ricerche concettuali all’esperienza fondamentale di Viaggio in Italia ideata da Luigi Ghirri. Il percorso espositivo, composto da 80 fotografie di 28 maestri italiani e internazionali, prende avvio dal Futurismo di Renato Di Bosso, seguito dal Neorealismo di Alfredo Camisa, passando per le sperimentazioni formali del primo Mario De Biasi, quindi, approdando agli straordinari capitoli del realismo astratto e magico di Mario Giacomelli, in cui le colline e i campi coltivati delle Marche sono ridotti a segni grafici, come se il risultato finale fosse prodotto dal bulino di un incisore e non dall’obiettivo.
E ancora Antonio Biasiucci, che esplora le tracce della cultura contadina nel sud Italia, dove riti e memorie diventano oggetto da interrogare, in un dialogo crudo e spirituale con l’identità collettiva. Franco Vaccari trasforma il banale in significativo, il marginale in poetico, e il quotidiano in arte. La sua fotografia è un manifesto che anticipa molte delle riflessioni contemporanee sull’arte partecipativa, sulla fotografia come documento, e sull’identità collettiva.
Liberty. L’arte dell’Italia moderna
Una selezione di oltre cento capolavori, provenienti da collezioni private, e quindi poco note al pubblico, che tiene conto anche della partecipazione degli artisti alle grandi esposizioni tenutesi in Italia tra la fine del XIX e i primi due decenni del XX secolo: dalle prime Biennali di Venezia all’Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna di Torino del 1902; dall’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Milano del 1906 fino alla grande Esposizione Internazionale di Roma del 1911 che celebra i cinquant’anni dall’Unità d’Italia.
Si avrà così la possibilità di rileggere importanti opere dell’arte italiana attraverso una nuova prospettiva, e al contempo di riportare alla luce opere meno o affatto note al pubblico e in qualche caso del tutto inedite. Il dialogo tra pittura e scultura, grafica, fotografia e l’allora nuovissimo linguaggio cinematografico, a cui sarà dedicata un’intera sezione con un focus sul fenomeno nascente del “divismo”, offrirà al pubblico la possibilità di entrare da prospettive inusuali in uno dei periodi più fertili della storia dell’arte europea tra Ottocento e Novecento.
Giovanni Gastel. Rewind
Un viaggio emotivo e immersivo che consente di rivedere l'intera carriera dell'artista da una nuova prospettiva, non cronologica ma tematica, poetica e profondamente personale. Il suo stile si è distinto per una visione unica, filtrata dalla sua interiorità; tra i pochissimi fotografi italiani a sperimentare la post-produzione digitale fin dagli anni Novanta, Gastel ha saputo unire artigianalità e innovazione, analogico e digitale, trasformando la fotografia in un linguaggio riconoscibile.La rassegna è anche l’occasione per riaffermare il rapporto che ha legato Gastel alla sua città.
Milano, infatti, non è semplicemente lo sfondo della sua storia professionale ma una vera e propria matrice culturale, familiare, sociale e creativa che ne ha forgiato lo stile e lo sguardo. Cresciuto in un ambiente aristocratico milanese (la madre apparteneva alla famiglia Visconti), Gastel ha vissuto in una dimensione a metà tra aristocrazia e borghesia, cultura e industria, poesia e pragmatismo. Da questa alchimia è nata la sua cifra stilistica elegante, precisa, intellettuale e, al tempo stesso, leggera, ironica e libera.
Over, under and in between. Mona Hatoum
Concepito dall’artista Mona Hatoum, “Over, under and in between” è il nuovo progetto site-specific concepito per la sede di Milano di Fondazione Prada. Un invito a scoprire i temi forti e potenti della sua arte, tra cui interrogarsi sull’instabilità del presente e sulla fragile arte di esistere. Le tre grandi installazioni create per l’evento mettono al centro alcuni tratti distintivi dell’iconografia di Hatoum, come la ragnatela, la mappa e la griglia.
La loro intrigante volumetria fornisce nuove energie all’ex edificio industriale Cisterna, che un tempo ospitava i silos e i serbatoi della ex distilleria all’interno della Fondazione. Ed è proprio nei siti di archeologia industriale che le opere di Hatoum si possono apprezzare al meglio. I lavori dell’artista esplorano i concetti di instabilità, pericolo e fragilità creando un dialogo con l’ambiente che li ospita e con l’esperienza del visitatore.
C’è oggi una fiaba
Da una riflessione di Gianni Rodari trae le mosse il nuovo progetto espositivo della Fondazione Cosso dedicato al ruolo della fiaba nel mondo contemporaneo. A cura di Roberto Galimberti con il coordinamento generale di Paola Eynard e la consulenza iconografica di Enrica Melossi, l’esposizione mette in dialogo gli elementi ricorrenti del racconto fiabesco con svariate opere di arte moderna e contemporanea. Tra gli autori ci sono Pinot Gallizio, Asger Jorn, Fausto Melotti, Joseph Kosuth, Michelangelo Pistoletto, Kiki Smith. Inoltre, da vedere, una selezione di rare edizioni di fiabe e un’installazione sonora inedita ispirata a una suite per pianoforte a quattro mani di Maurice Ravel.
Anselm Kiefer. Le alchimiste
Una sola suggestiva installazione, un imponente ciclo che abiterà la Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale: è tra gli eventi più attesi dell’anno questa nuova personale di Anselm Kiefer a Milano. Le ragioni? Innanzitutto il tema intrigante e “misterioso”: le alchimiste sono, infatti, figure femminili trascurate dalla storia che con il capoluogo lombardo ebbero un legame privilegiato. Ricordiamo Caterina Sforza, condottiera e scienziata, autrice di un manoscritto con oltre 400 ricette tra medicamenti e formule alchemiche. L’omaggio pittorico di Kiefer si fonda sulle rare e circostanziate notizie loro dedicate. Così l’artista, attraverso il medium della pittura, rievoca una costellazione di volti e corpi cancellati dalla storia, restituendo alle alchimiste un contributo nella genesi del pensiero scientifico moderno. La mostra, curata da Gabriella Belli, segna la prosecuzione del progetto avviato nel 2023 per la Sala delle Cariatidi.
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