Un grande appartamento anni ’50 ai Parioli dove ha vissuto Silvana Mangano, torna a risplendere grazie all’intervento misurato e colto della progettista Christin Napolitano.
«L’appartamento di 300 metri quadrati era organizzato intorno a un lungo corridoio dal quale si accedeva a una serie di stanze. Era estremamente buio e per raggiungere la parte vetrata – e la luce – bisognava comunque passare all'interno delle varie stanze», spiega Christin Napolitano, autrice della ristrutturazione totale degli spazi. «La richiesta della committenza, una coppia di imprenditori, per questo grande appartamento anni ’50 ai Parioli, era quella di riportare la luce all’interno del progetto, di aprire gli spazi, di rendere tutto più funzionale con un’attenzione all’organizzazione e al flusso spaziale degli ambienti». L’intervento è un omaggio al Modernismo Pariolino (la palazzina è circondata da edifici che portano le firme di Amedeo Luccichenti e Luigi Piccinato), e insieme un’ attitudine progettuale in cui funzione, misura e rappresentanza convivono in equilibrio. «Abbiamo studiato la distribuzione degli spazi per dividere in maniera netta la zona notte dalla zona giorno», spiega Napolitano.
Il camino e l’attrice
Fulcro della casa – e unico elemento non toccato dalla ristrutturazione – è un imponente camino in marmo grigio Barbiglio Imperiale del 1700, lo stesso che appare in una fotografia del 1954 di Federico Patellani che ritrae Silvana Mangano nella sua casa romana. Oggi è incastonato all’interno di una libreria disegnata su misura, come si trattasse di un oggetto scultoreo. Su disegno anche tutti gli arredi, come il grande specchio scorrevole che cela lo schermo televisivo, restituendo allo spazio una dimensione puramente estetica: «Quando il cliente ha chiesto di collocare la tv da 100 pollici proprio sopra il camino, abbiamo creato mobili su misura realizzati dal nostro ebanista con un sistema di specchi che vanno a nascondere la TV», racconta Napolitano.
Tailor made pariolino
Difficile conciliare il contesto modernista dell’edificio con le esigenze dell’interno: «All’inizio mi sono chiesta se fosse giusto imporre un linguaggio diverso», osserva Christin Napolitano. «Inserire stucchi o elementi decorativi sarebbe stata una forzatura rispetto alla storia del palazzo». Così la sua scelta è stata quella di sottrarre e non aggiungere: niente tende, nessuna concessione ornamentale, ma una composizione nitida, affidata alla qualità dei materiali e alla precisione del disegno. La zona giorno si articola attorno a un doppio salone già esistente, ridefinito dall’inserimento di una vetrata in alluminio brown di Rimadesio che separa lo studio senza interrompere la continuità visiva. Quando è completamente aperta, la partizione trasforma lo spazio in una “navata” che amplifica la luce naturale e restituisce profondità all’ambiente. «Non volevamo un muro, ma una trasparenza capace di mettere in relazione gli spazi», spiega Napolitano.
La cucina Arc Linea su disegno dello studio è parte coerente del progetto. Elemento centrale è la penisola in marmo Emperador, punto di aggregazione elegante e monumentale. La palette è costruita su contrasti netti. Toni chiari dominano le superfici verticali, pensate come quinte neutre per accogliere la collezione dei proprietari, appassionati di arte. «Avevano molti quadri, serviva uno sfondo capace di farli emergere», precisa Napolitano. A questa base si contrappongono inserti scuri, in ebano, che danno ritmo agli ambienti. Il parquet in rovere, posato in grandi doghe, attraversa l’intero appartamento e lo scalda, bilanciando la nettezza del bianco e nero. La suite padronale è un ambiente più intimo, privato. La carta da parati effetto tessuto e le boiserie in legno scuro integrano la cabina armadio e il bagno. «Volevamo che fosse una stanza a sé, più avvolgente», racconta Napolitano. Anche il bagno padronale segue questa logica, con il marmo Verde Alpi che introduce una nota cromatica più profonda.
Nessuna barriera
Disegnato come un’oasi privata, lo spazio outdoor – nel quale trovano spazio anche jacuzzi e fontane - è come un’estensione del living: «Abbiamo cercato di abbattere completamente qualsiasi tipo di barriera con l’esterno, perché anche se si tratta di un attico, tutto circondato da un terrazzo, era importante che ogni finestra si affacciasse sul verde», dice Napolitano. Nuove vetrate con infissi dal telaio minimo a scomparsa nelle contropareti, dissolvono il confine tra interno ed esterno. Un sistema custom di vasi sospesi in alluminio, disegnato dalla progettista con il team di Gruppo Spa srl, permette al verde di sopravvivere rigoglioso tutto l’anno e trasforma lo spazio in una specie di giardino pensile sospeso sulla città.
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